Socialmente…vicini: la reazione francofortese al Covid-19

Mi sono data una settimana di tempo per elaborare, per trovare la mia strada lungo le discordanze tra ciò che vedo e sento. E dopo un interminabile primo periodo, in cui rimuginavo su tutto ciò che leggevo, ho deciso di lasciare che i dati e le statistiche mi venissero confermate da fonti autorevoli; sicura che non avrei più ascoltato complotti e asserzioni da parte di chi ha un’opinione precisa su tutto.

Il 15 Aprile, il Ministerpräsident Volker Bouffier ha reso note le novità introdotte nella fase successiva in Assia, raggiunta dopo un mese esatto dalla data in cui è iniziato il Lockdown.

Non ricordo di essere mai stata in così agitata attesa, neanche per i risultati degli esami all’Università. Eppure, anche allora, non ho mai camminato nervosamente per la stanza, ricaricato insistentemente la pagina internet che mi avrebbe permesso di ricevere le informazioni a cui ambivo. Resto dell’opinione però di essere stata comunque meno a disagio del presentatore dell’ Hrfernsehen, il quale si premurava di apparire naturale e affabile nonostante il percettibile intento di allungare il brodo con lo show pre-conferenza. Conferenza che è stata così ostinatamente rimandata, da creare tra gli spettatori/commentatori dell’evento la stessa tensione che si respira durante le partite di scopone nei paesi di provincia.

E come spesso succede nei momenti precedenti alle dichiarazioni ufficiali, qualche notizia già cominciava a trapelare tra le parole dei giornalisti, facendo capire che aria stava per tirare.

Il ritorno alla normalità era ed è, almeno per noi, davvero vicino.

E non mi sorprende, non mi sorprende affatto poiché l’aumento repentino del tempo libero e, in alcuni casi, l’utilizzo coatto dei giorni di vacanza accumulati nei mesi lavorativi, ha scombussolato indiscutibilmente cuore e mente di tutti. La routine strutturata fittamente con appuntamenti, impegni, scartoffie, uffici è stata inesorabilmente convertita in incontri prorogati, cartelloni di spiegazioni e porte serrate fino a data da destinarsi. Inavvertitamente siamo stati obbligati a passare da 100 a 0, dal venerdì pomeriggio al lunedì successivo. E immagino, tutti noi, con gli occhi sgranati, come se fosse una cosa comunque inaspettata, balbettare „Co-cosa? M-ma io c’ho gli appuntamenti, due co-colloqui di la-avoro, una famiglia da po-portare avanti“. Storditi, abbiamo cercato riparo e conforto nei colleghi, nella famiglia, negli amici. Smarriti, abbiamo ripercorso a ritroso le nostre giornate a caccia degli indizi che ci avrebbero dovuto far capire cosa stava per succedere.

Ma, come per i Governi, anche le persone dopo il senso di nausea iniziale, di abbrutimento, hanno stabilito che non si poteva certo continuare così, senza lottare, lasciando che le aziende cancellassero i giorni di vacanza dal conto annuale senza che nessuno ne abbia potuto godere.

Mai ho ricevuto tanti inviti per grigliate, passeggiate, incontri condominiali come in questo ultimo mese. Mai sono riuscita a fare una così stretta conoscenza di tutti i bambini del vicinato, tramite i nomi gridati durante il gioco. E anche se non sono estranea agli schiamazzi notturni e ai cori Ultras per strada, mai sono stati così prorompenti e con così regolare cadenza, tanto da far pensare che i tizi siano stati ingaggiati per un’insistente serenata ad una donna che, in realtà, non vuole sposarsi.

Persone appoggiate sui muretti, sparse per le stradine del centro a parlare, birra in mano, ricordando nostalgicamente i giorni allegri passati nei bar tra i fumi dell’alcool e della sigaretta. Sognatori dei bagni di folla che organizzano grigliate di condominio; donne e uomini che si godono giornate intere al sole sul balcone di casa. Con nemmeno 20 gradi e con il vento sempre in agguato. Attività fisiche all’aperto alle 11 e non più alle 7 per iniziare in tempo la giornata lavorativa; coperte, pic-nic nel bosco e pizzette consumate sui gradini di scuola, come prove generali prima del debutto estivo.

Siamo frastornati dalla Libertà, dal non avere un piano preciso, meccanico; siamo disperati dalla lunghezza effettiva di una giornata, dalla spossatezza dovuta alla nullafacenza.

I mezzi di trasporto sono vuoti. Ci è stata tolta la possibilità di boccheggiare tra i pendolari del treno delle 17, di inveire contro i ciclisti che sporcano di grasso i pantaloni lavati di fresco. Ci hanno tolto la confidenza tradotta nel nervoso colpetto sulle spalle per chiedere di farci spazio, poiché arrivati alla nostra fermata; niente più spintoni per uscire per primi e raggiungere il mezzo successivo. Ci hanno tolto tutto, senza nemmeno un „ci scusiamo per il disagio“.

E per cosa? Per il tempo libero, per affollare le strade senza ragione e destinazione, i parchetti sotto casa, gli angoli soleggiati con gli amici di bevute. La realtà è che, pur volendo, fatichiamo a mantenere la distanza sui marciapiedi strabordanti di umanità, ad evitare il contatto fisico, a tenere mascherina e guanti senza sentirci degli alieni.

E non sarebbe quindi più sensato, con queste premesse, tornare a lavorare?

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Dicono che, in media, servono 66 giorni per creare un’abitudine… In Italia ci siamo quasi a quel limite di tempo.

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  2. Fritz Gemini ha detto:

    Complimenti per il tuo blog e per la tua scrittura molto fluida ed elegante. Fritz.

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  3. sherazade ha detto:

    È un articolo molto lungo Ma essenzialmente per cominciare io avrei voluto ringraziarti per la tua presentazione ironica ma che lascia intravedere una personcina Come direbbe mia nonna grande sensibilità e perché no di intelligenza.
    Sorvola sulle maiuscole e gli errori che purtroppo il vocale di Google ancora non sa distinguere Ma io sono ormai troppo pigra per etichettare su una tastiera.
    Germania Germania dove come ci sei arrivata tu e la tua gatta?
    E soprattutto come sei arrivata a me che non ho grandi pretese nel mio pasticcino ricovero dei momenti leggeri o di paturnie?

    SheraCiaoxora 🦋🍀

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    1. Teresa Merone ha detto:

      Siamo arrivate qui per caso, la gatta poco dopo di me. Il caso ci ha fatte incontrare, cosa che penso sia successa anche con Lei.
      😊

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      1. sherazade ha detto:

        Le casualità della vita❣

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  4. sherazade ha detto:

    Visto, Francoforte!

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  5. marisasalabelle ha detto:

    Tutto completamente diverso in Italia, dove chi lavora può uscire, tutti gli altri sono confinati nelle loro case senza nessuna possibilità di socializzare, anzi, col rischio di prendere una multa se solo si siedono su una panchina o corrono sul bordo della strada!

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  6. mocaiana ha detto:

    Da voi ve la siete passata di lusso in confronto all’Italia! Mi sembra anni luce che non esco dal raggio di 200 mt…

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