Fuga al di là del confine

Un leitmotiv, l’incalzante e instancabile ripetersi di concetti uguali, passati attraverso la protrusione di labbra diverse, tra dentature profondamente disuguali. Stare a casa, tornare a casa, ricongiungersi, allontanarsi. Un vocabolario povero che si ramifica partendo da un tronco unico: l’idea di confine.

Che si tratti quindi delle solide, sempre familiari pareti della propria casa o di quelle percepibili solo consultando una cartina politica sull’atlante, il concetto di confine sembra come il masso per Sisifo: quando si pensa di averci fatto i conti una volta per tutte, piomba sulla testa… ancora e ancora. Spesso ci appare limitante, soprattutto per noi del qui e ora, cresciuti nella libertà di spostamento: ci toglie qualcosa, sposta più in là qualcos’altro. Come il mare che divide le zolle di terra e rende tutto forzatamente al di là, ecco proprio contro un’entità indomabile come il mare, negli ultimi tempi, sentiamo di dover combattere per poter oltrepassare senza timori i muri di casa, della regione, della nazione.

Per tanti mesi infatti, la casa dolce casa, il tempio della familiarità, la patria del tutto permesso e concesso, d’un tratto è precipitosamente diventata luogo di segregazione coatta e tomba della vitalità. I rapporti umani sono stati ristretti solo a coloro che già appartenevano così intensamente alle nostre vite, i quali si sono infine tramutati nell’ultimo baluardo della nostra capacità comunicativa al di fuori dei social.

Una casa, per molti solo un piccolo appartamento, che abbiamo rivalutato, assaporato in ogni piccolo angolo, che così conosciuta forse non è mai stata. Molti di noi hanno ripensato a quanto fosse stata sbagliata la decisione di non averne presa una più grande o di averla comunque affittata o comprata, nonostante la precarietà di un impiego che sapevamo essere poco meno di niente. E quando i limiti della casa, delle travi e dei muri portanti sono stati di nuovo aperti per liberarci dalla prigionia, voraci siamo passati ad addentare altri confini, a volerli sentire sbriciolare sotto i denti come biscotti integrali.

E per chi è all’estero questo confine comprende nazioni, comprende aerei, viaggi in macchina che durano alcune volte anche giorni interi. Il ricongiungersi all’improvviso è diventato un grillo che sfugge dalle mani, che trova il modo di saltare inviperito contro l’ostinazione di trattenerlo. Chi ha preso parte a delle discussioni, chi ha seguito le vicende anche solo online, sa bene quanto questo sia il tema che più ci interessa: oltrepassare un confine per poter ripartire, oltrepassarlo per scappare da dove si è. Il fuggire, in un verso o nell’altro, rimane quindi l’argomento per eccellenza, immutato, magari sommesso il più delle volte, ma che negli ultimi mesi sembra aver riacquistato una forza prepotente come la sirena delle navi.

Eppur se si tratta di un confine nazionale, di qualcosa di molto più esteso e intangibile dei muri casalinghi, il leitmotiv ritorna, assumendo questa volta la forma di una ricerca su Google: come tornare a casa, come andar via di casa, come raggiungere amici e parenti, come abbandonarli. Il risultato è un viavai di informazioni contrastanti, che si dimenano tra le parole pronunciate e scritte per trovare una soluzione. Ricongiungersi, allontanarsi oltrepassando il confine di casa, le pietre che tracciano il vialetto, il mare in tempesta.

Tutto è esasperato ed estremizzato, i connotati della vita normale sono stati ridisegnati dalle ristrettezze, dalle limitazioni che ci vengono riproposte giornalmente, che si ripresentano avanti agli occhi, snervanti come il ronzio di mille api. L’isolamento, la lontananza, questa nuova condizione, ha in molti casi permesso di riflettere, di fermarsi, di staccarsi dal turbinio di rumori e faccende quotidiane, rendendo magari possibile riprendere i libri che avevamo solo comprato, riaprire discussioni che eravamo troppo stanchi per affrontare. Sì, la lontananza ci ha portato nuove consapevolezze…

La vicinanza ha fatto lo stesso.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Fritz Gemini ha detto:

    Bella riflessione. In bocca al lupo per i prossimi “passi”.

    "Mi piace"

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